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Archive for the ‘Giornalismo’ Category

Decreto AlfanoTorniamo ad occuparci brevemente del decreto Alfano sulle intercettazioni: ora è il Consiglio Nazionale della Stampa Italiana a parlare. La Federazione Nazionale della Stampa ha deciso di indire una giornata di sciopero, prevista per il prossimo 14 luglio, per protestare contro il ddl: con un solo voto contrario e due astenuti è passata la proposta del segretario generale della Fnsi Franco Siddi.

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Della situazione cubana a lungo si è discusso: delle libertà negate, del divieto vigente per la maggior parte della popolazione di farsi un giro sul web (a questo proposito sempre interessante è il blog di Yoani Sanchez, Generaciòn Y). Ma l’episodio apparso oggi su Repubblica ha dell’incredibile: una relazione on-line, lui di Cuba e lei colombiana. Una storia come le altre se non fosse che il protagonista è Antonio Lothario Castro, figlio scapestrato di quel Fidel che a Cuba nega l’accesso a Internet alla maggior parte dei cittadini, e la donna in questione è in realtà un hacker di Miami, Luis Dominguez, che con la sua “bravata” ha messo in imbarazzo il governo dell’isola.

E’ bastata un’identità falsa, quella della bella Claudia, per mettere in scacco il figlio di Castro. E soprattutto mostrare come a Cuba i divieti ci sono sì, ma non per i ricchi.

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Le notizie on-line si pagheranno?Qualche centesimo di euro per una notizia. Magari anche meno. Sembra questo il futuro dell’informazione sul web ipotizzato da molti editori.

La crisi delle testate cartacee si fa sentire? L’on-line è l’unica frontiera a cui appigliarsi per sopravvivere? E allora l’utente paghi la notizia on-line. Poco, davvero pochissimo, ma la paghi. Soprattutto quella fetta di pubblico degli under 30 che costituisce il 50% dell’utenza delle testate on-line.

Non è un problema da poco: per convincere i lettori a pagare il target di ogni giornale sul web deve essere alto, altissimo, possibilmente specialistico. Bisogna risvegliare la competitività.

Eppure quella dei micropagamenti non sembra essere l’unica soluzione: il New York Times ha inaugurato una sorta di blog collettivo, un nuovo network di siti locali in cui le informazioni sono date in parte dalla redazione e in parte dai cittadini. Una specie di comunità virtuale, insomma.

Le risposte ci sono: basta vedere quale sia quella più giusta (ossia conveniente).

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Il trono spetta sicuramente a lei:  Anna Wintour, visione Chanel e direttrice di Vogue America dal 1988. Solo molto dopo viene Graydon Carter, direttore attuale dell’edizione statunitense di Vanity Fair.

Vogue e Vanity Fair: life-style magazines per eccellenza, portavoci non solo di semplici notizie, ma emblemi di un vero e proprio stile di vita, inteso come processo di attribuzione di senso alle attività quotidiane e habitus.

Basta dare una rapida occhiata ai siti: fashion e di grande impatto quello della rivista della Wintour, più giornalistico e simile quasi ad una testata on-line quello di Vanity Fair. Eppure, al di là delle differenze grafiche, emerge una comunanza molto chiara: life-style come way of life. Sfogliando le pagine di queste riviste, il lettore deve sentirsi a casa, partecipe attivo di idee e convinzioni che vanno a definire un modello di esistenza fatto sì di attenzione alla moda, cura del corpo e della bellezza, ma anche di arguzia e ferma volontà di essere vincente.

Restano però piuttosto interessanti le diversità grafiche che denotano approcci diversi al life-style magazine: Vogue affida l’apertura ad immagini fashion e scatti d’autore; la fotografia ha un ruolo preminente nel sito, è spregiudicata, accattivante e soprattutto rappresenta uno dei principali strumenti per rendere glamour la rivista on-line (e non solo).

Vanity Fair segue un percorso diverso: la testata dà molto spazio alla parte testuale (forse anche per rispondere ad un maggiore intento informativo), le fotografie sono presenti ma più in funzione dei testi che non come portavoci di stile (non è un caso che Vanity Fair dedichi una pagina speciale agli scatti, Photos).

VogueVanity Fair

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E’ fatta. 318 sì contro 224 no (e un astenuto): la legge sulle intercettazioni è stata approvata dalla Camera. Ora l’iter porta al Senato. Ma probabilmente le critiche e le contestazioni non accenneranno a smettere. Forti quelle dell’Idv: l’opposizione dipietrista ha esposto in aula cartelli durissimi e listati a lutto. Il presidente Fini ha dichiarato sospesa la seduta. Ma ormai è troppo tardi: la bagarre è iniziata.La protesta dell'Italia dei Valori alla Camera durante la votazione sul ddisegno di legge sulle intercettazioni

 Anche l’Associazione Nazionale Magistrati torna all’attacco: il presidente dell’Anm Luca Palamara fa un duro affondo contro la legge.

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Si esprime chiaramente l’Associazione Nazionale Magistrati sulle nuove regole riguardanti le intercettazioni: 

E’ questa, nei fatti, la morte della giustizia penale in Italia

si legge nella nota diffusa dall’ANM proprio ieri.

Che cosa succede? La nuova legge non vieta di fatto le intercettazioni, le rende

  • semplicemente impraticabili, nel momento in cui si stabilisce che i pubblici ministeri possano chiedere di effettuarle su un indagato solo dopo aver ottenuto gravi indizi di colpevolezza per giustificare il suo arresto.
  • completamente inutili, stabilendo che debbano essere interrotte dopo 60 giorni anche nei casi in cui il reato sia in corso di esecuzione.

 L’ANM non ci sta. E si scaglia anche contro l’equiparazione delle riprese visive alle attività di intercettazione. Azzerare così l’utilità delle intercettazioni significa di fatto mettere un bavaglio non solo alla giustizia, ma anche all’informazione.

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Piacenza, giovedì 28 maggio, ore 11: l’appuntamento è in uno degli auditorium del centro per la presentazione alla stampa di una nota rassegna musicale che partirà fra un paio di settimane. I rappresentanti dei quotidiani e delle tv locali arrivano in orario, persino con un vago anticipo; i rappresentati delle istituzioni coinvolte sono già presenti; l’ufficio stampa ordina “bene, possiamo iniziare” e… nulla.

Passano dieci minuti. Niente. Chi dovrebbe presentare l’iniziativa fa due chiacchiere, qualcuno viene rapito dalle tv locali, altri si scambiano convenevoli e ringraziamenti.

Altri dieci minuti. I giornalisti si guardano sbigottiti, iniziano ad apparire i primi segni di insofferenza.

Altri cinque minuti. Nervosismo.

Ancora cinque minuti.

Sono le 11.30 e finalmente la conferenza stampa può iniziare: al tavolo dieci istituzioni viventi che invece di presentare la rassegna si ringraziano vicendevolmente e prendono a turno la parola per dire quanto sono soddisfatti dell’iniziativa e quanto hanno creduto in essa.

Va benissimo. Solo che dopo un’ora ci si ritrova ancora lì.

Io penso che una delle fondamentali regole delle conferenze stampa sia la brevità. Voi no?

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