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Archive for the ‘Malcostume politico’ Category

Contra el terrorismo mediático. Publica en exclusiva las reflexiones de Fidel Castro y artículos de opinión.

Recita così il gruppo Cubadebate, nato su Facebook con un chiaro obiettivo: combattere il terrorismo mediatico sul terreno virtuale. In che modo? Pubblicando le riflessioni di Fidel Castro.Cubadebate

Ma non è il solo sito:  Cubadebate ha invaso il web, da Facebook a MySpace (dove si legge fra l’altro “Medio de información alternativa que promueve el debate y alerta sobre campañas de difamación contra Cuba. Publica noticias y ofrece un tratamiento objetivo de los hechos. Muestra los intereses que el poder global oculta para mantener sus privilegios”), da YouTube a Twitter, da Flickr a Picasa.

Ed in effetti fa un po’ sorridere (ma con amarezza): niente Internet a Cuba, ma Cuba va sul web.

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ParentopoliE’ un vero e proprio viaggio quello che Nino Luca, videoreporter del Corriere.it, ha condotto alla scoperta delle università italiane, fra i (molti) vizi e le (poche) virtù del mondo accademico del Bel Paese. Si intitola “Parentopoli” (Marsilio, 2009) il libro-inchiesta nato  per smascherare il vizio italiano della raccomandazione che imperversa anche nelle università.

Basta un padre-professore di Messina che per giustificare la vincita in solitaria del concorso del figlio tira in ballo presunte formae mentis create nell’ambito familiare dei professori e la bufera scoppia: centinaia di mail pubblicate su Corriere.it denunciano il malcostume vecchio di secoli e aprono un dibattito aspro, duro, difficile da calmare. Fra i circa 600 messaggi on-line figura anche quello della casa editrice Marsilio che propone a Nino Luca di pubblicare il tutto. 

Il risultato è “Parentopoli”: le università diventano “le botteghe a conduzione familiare di una volta. La differenza è che le botteghe sono di privati cittadini, mentre le università sarebbero pubbliche: cioè ci sono dentro i nostri soldi. Come si fa ad accettare che vengano utilizzati i nostri quattrini per sistemare figli, nipoti, generi ed amanti dei professori, disprezzando quotidianamente il merito?”. E’ un interrogativo duro quello che l’autore lancia dal sito de Il Recensore: forse destinato a non ottenere risposta.

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Della situazione cubana a lungo si è discusso: delle libertà negate, del divieto vigente per la maggior parte della popolazione di farsi un giro sul web (a questo proposito sempre interessante è il blog di Yoani Sanchez, Generaciòn Y). Ma l’episodio apparso oggi su Repubblica ha dell’incredibile: una relazione on-line, lui di Cuba e lei colombiana. Una storia come le altre se non fosse che il protagonista è Antonio Lothario Castro, figlio scapestrato di quel Fidel che a Cuba nega l’accesso a Internet alla maggior parte dei cittadini, e la donna in questione è in realtà un hacker di Miami, Luis Dominguez, che con la sua “bravata” ha messo in imbarazzo il governo dell’isola.

E’ bastata un’identità falsa, quella della bella Claudia, per mettere in scacco il figlio di Castro. E soprattutto mostrare come a Cuba i divieti ci sono sì, ma non per i ricchi.

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E’ fatta. 318 sì contro 224 no (e un astenuto): la legge sulle intercettazioni è stata approvata dalla Camera. Ora l’iter porta al Senato. Ma probabilmente le critiche e le contestazioni non accenneranno a smettere. Forti quelle dell’Idv: l’opposizione dipietrista ha esposto in aula cartelli durissimi e listati a lutto. Il presidente Fini ha dichiarato sospesa la seduta. Ma ormai è troppo tardi: la bagarre è iniziata.La protesta dell'Italia dei Valori alla Camera durante la votazione sul ddisegno di legge sulle intercettazioni

 Anche l’Associazione Nazionale Magistrati torna all’attacco: il presidente dell’Anm Luca Palamara fa un duro affondo contro la legge.

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Si esprime chiaramente l’Associazione Nazionale Magistrati sulle nuove regole riguardanti le intercettazioni: 

E’ questa, nei fatti, la morte della giustizia penale in Italia

si legge nella nota diffusa dall’ANM proprio ieri.

Che cosa succede? La nuova legge non vieta di fatto le intercettazioni, le rende

  • semplicemente impraticabili, nel momento in cui si stabilisce che i pubblici ministeri possano chiedere di effettuarle su un indagato solo dopo aver ottenuto gravi indizi di colpevolezza per giustificare il suo arresto.
  • completamente inutili, stabilendo che debbano essere interrotte dopo 60 giorni anche nei casi in cui il reato sia in corso di esecuzione.

 L’ANM non ci sta. E si scaglia anche contro l’equiparazione delle riprese visive alle attività di intercettazione. Azzerare così l’utilità delle intercettazioni significa di fatto mettere un bavaglio non solo alla giustizia, ma anche all’informazione.

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